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Altamura, natura, tradizioni e sapori

La storia
La città di Altamura
L'alta murgia
L'uomo arcaico di Altamura
Le orme dei dinosauri
Tradizioni gastronomiche
Frasi e tradizioni

 

 

Storia di Altamura

Federico II di Svevia

Altamura, fondata secondo la leggenda da Altea, regina dei Mirmidoni, o da Filottete, eroe troiano, indicata con i nomi di Altilia e di Petilia, fu un fiorente centro dell’antica Peucezia. Cinta da un doppio anello di mura megalitiche fu distrutta dai Franchi e ricostruita nel 1232 per volontà dell’imperatore Federico II di Svevia. Carlo I d’Angiò la concesse in feudo a Lodovico Bellojoco distintosi nella battaglia di Benevento contro Manfredi. Sparano da Bari potenziò la cinta muraria interna e diede inizio alla dinastia di signori locali che si estinse con Giovanni Pipino, il conte palatino impiccato e squartato nel castello della città (1357). Nel 1463 Ferdinando I d’Aragona concesse alla città il privilegio di sormontare l’arma con la corona regia. Con gli Orsini del Balzo, principi di Taranto, Alta-mura conosce un’epoca di floridità economica, culturale ed artistica. Messa all’incanto nel 1531 dal Regio Fisco, fu riscattata dai suoi cittadini per la somma di 20.000 ducati e tornò al Regio Demanio. L’imperatore Carlo V d’Asburgo la diede in dote nel 1538 a sua figlia Margherita, sposa di Ottavio Farnese duca di Parma e Piacenza. Fu dominio farnesiano sino al 1734. Nel 1748 Carlo III di Borbone istituì la Università degli Studi in cui insegnarono Marcello Papiniano Cusani, Gaspare da Perugia, Agazio Angelastri, discepolo del Genovesi e Luca de Samuele Cagnazzi. Altamura aderì alla Repubblica Partenopea e, per essersi opposta alle armate sanfediste del cardinale Fabrizio Ruffo (1799), si guadagnò l’appellativo di “Leonessa di Puglia”. Fu sede della Corte d’Appello di Terra di Bari, Basilicata e Terra d’Otranto (1808) e del governo provvisorio del barese durante l’impresa garibaldina. Ha dato i natali al madrigalista Angelo Ignannino (1475-1543); ai musicisti Vincenzo Lavigna (1767-1836), Giacomo Tritto (1733 -1824) e Francesco Saverio Mercadante (1795-1870); a Luca de Samuele Cagnazzi (1764-1852) inventore della moderna scienza statistica e del tonografo; al fisiologo Giuseppe Giannuzzi (1839-1867); al pittore Raffaele Laudati (1862-1941) e al meridionalista Tommaso Fiore(1884-1973).